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Antiquariato
nel Viterbese
Mary Jane Cryan
copyright 2009
Secondo un famoso proverbio gli scarti di un uomo sono il tesoro
di un altro. L’ennesima conferma di ciò l’ho avuta qualche giorno
fa quando alcuni miei amici australiani in vacanza in Italia hanno
“saccheggiato” un rigattiere incredulo acquistando oggettini di
ogni sorta, felicissimi di sborsare cinquanta euro per vasetti,
bomboniere e chincaglierie a loro avviso “preziosissimi”.
Questo mi ha riportata indietro agli anni Settanta, quando gli
antiquari romani battevano la zona del viterbese alla ricerca di
pezzi di pregio da rivendere nelle loro negozi chic di Via Giulia,
Via dei Coronari e Via di Monserrato .
Riguardando i cataloghi di due aste svoltesi negli anni 70
ritornano in mente le gite alla scoperta del viterbese quando gli
80 chilometri di distanza da Roma erano come una macchina del
tempo: si entrava in un altro mondo dove si poteva incrociare
carri trainati da cavalli.
Nel catalogo dell’Asta pubblica degli arredi ed oggetti d’arte
del Castello Vinci, che si svolgeva al Cinema Excelsior di
Vetralla dal 27 novembre a 5 dicembre 1970, si vedono oggetti,
tappeti, quadri, ceramiche e un’ apprezzabile collezione di armi.
Con 300,000 lire si poteva comprare un importante cassone in noce
scolpito con grande stemma nobiliare della metà del secolo XVI.
Se
uno non comprava alle aste l’altra possibilità era di ricercare i
mobili dai rigattieri. Come tante altre giovani coppie, noi
utilizzavamo il weekend per andare alla caccia di qualche pezzo
col fascino dell’antico ma a poco prezzo…ecco come si arredava la
casa prima di IKEA!
Il rigattiere DM di Viterbo aveva un negozio a San Pellegrino ma
teneva le cose più grandi in vari magazzini nella zona delle
Pietrare, al tempo piena di grotte. Queste grotte erano stipate
con armadi e mobili da sacrestia del 1600, madie in legno di
gattice, mobiletti da cucina con gli specchi e tante sedie
impagliate. Erano gli anni in cui molti viterbesi erano pronti a
scambiare i vecchi mobili di famiglia con le nuove cucine
funzionali in formica.
In una cantina trovammo una bella cassapanca scolpita come quella
vista all’ asta con uno stemma e due maniglie di bronzo e costava,
secondo i parametri romani, veramente poco.
Allora si pagava in contanti e via. Pochi rigattieri erano
organizzati per il trasporto. Con disinvoltura si caricava il
pezzo sul tetto della macchina (la nostra Fiat 500 targata Roma
D9 era formidabile!) legandolo con le corde e coprendolo con un
vecchio plaid.
Al rientro a Roma lungo la Via Cassia si
passava per Vetralla, Capranica e Sutri viaggiando molto piano.
Ogni tanto ci si fermava per prendere un caffé e per assicurarsi
che le corde fossero ancora ben strette. Intorno alla macchina
stracarica si formavano gruppi di curiosi ed alle loro occhiate
rispondevamo che si trattava della bara del nonno, trattenendo a
stento le risate .
Nel frattempo nella capitale “il
rustico”, ovvero i mobili in legno scuro, andavano per la
maggiore. Una madia a due corpi si poteva trovare dal rigattiere
MV a Campagnano per 30,000 lire che diventavano 130,000 dopo il
restauro con la rimozione di numerosi strati di pittura ad olio.
Uno strato per ogni generazione che l’aveva usata per custodire e
lavorare il pane.
Solo nel 1980, nel viterbese, iniziò a
diffondersi la consapevolezza del valore reale del mobilio fino a
poco prima svenduto a basso prezzo. Fu organizzata la prima Mostra
dell’Antiquariato nella prestigiosa sede del Palazzo Papale e
molti negozianti cercarono nuove vetrine in centro.
L’importanza della Fiera lascia le sue
tracce nei cataloghi che venivano distribuiti a noi giornalisti e
che io conservo gelosamente.
Per la edizione inaugurale del 1980 si
stampava un libretto in cartoncino con l’elenco dei 39 espositori
e foto in bianco e nero. In seguito un catalogo in copertina
rigida con logo in rilievo ed infine, nel 1998 e 1999 lussuosi
volumi con inserti plastificati a colori.
Per alcuni anni la Mostra
dell’Antiquariato di Viterbo era relegata nei capannoni della
Fiera in mezzo alla campagna e anche i negozietti del quartiere
medioevale di San Pellegrino erano quasi del tutto scomparsi.
Allo stesso modo le stanze di molti palazzi della zona si sono
svuotate del loro antico mobilio. Al loro posto, ormai da anni,
cucine componibili, letti a castello ed oggetti di design moderno.
Dalla saggezza popolare non impariamo
solo che gli scarti di un uomo sono il tesoro di un altro, ma
anche che la moda funziona per corsi e ricorsi. Da un anno la
mostra dell’antiquariato è tornata nel centro della città con una
sede importante: un antico Convento a Piazza Fontana Grande.
Oggi
sorprendiamo le nostre figlie ad indossare gli occhiali da sole
degli anni cinquanta della bisnonna. Domani sorprenderemo forse i
nostri figli a ricomprare la vecchia madia della trisavola o la
cassettiera della zia. |