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Non Perdiamo
la Trebisonda!
Spunti per lo sviluppo del turismo crocieristico
Dalle nostre parti si fa spesso un gran parlare delle
bellezze naturali e architettonici nonché del valore della
enogastronomia della Tuscia. Si organizzano convegni magnificando
le caratteristiche sopra indicate. Ma oltre le parole, in concreto
si prendono solo sporadiche iniziative.
Da un paio di anni ho avuto l’occasione di fare conferenze su
navi da crociera salpando in lungo e largo dai porti del
Mediterraneo, dell’Egeo, del Mar Nero e attraversando la Manica da
Southampton. Oltre ad essere un magnifico modo di viaggiare, mi dà
l’occasione di incontrare molte persone e far conoscere loro
la nostra zona facendo presentazioni che invogliano a visitare
l’Italia centrale , una zona per lo più sconosciuta e misteriosa.
L’ultima crociera nei porti del Mar Nero aveva un itinerario
inusuale con visite a posti fuori dalle comuni destinazioni
turistiche come Batumi in Georgia, Trebisonda in Turchia, Sochi
in Russia, Yalta, Sebastopoli e Odessa in Ucraina. Ho potuto
sentire direttamente da miei compagni di viaggio che cosa gli
piace vedere e come vogliono passare le giornate a terra nei
luoghi che tocchiamo.
Da loro e dai libretti preparati dalle
compagnie di navigazione con la quale collaboro , vedo centinaia
di shore excursions nei porti che vanno da Alessandria
d’Egitto a Yalta in Ucraina ma per la zona che circonda
Civitavecchia, il porto di Roma, visitato da circa il 25% dei 2
milioni di passeggeri annui, ho trovato pochissime offerte che
toccano le nostre città e bellezze naturali.
Solo pochi intrepidi viaggiatori si
organizzano indipendentemente per venire a visitare Viterbo,
Orvieto o Civita di Bagnoregio quando passano una giornata a
terra. Per questo offro qualche spunto da tenere in mente nella
preparazione di pacchetti turistici per scoprire la zona dell’
hinterland del porto di Civitavecchia.
Alcune delle mete più gettonate
durante la crociera sul Mar Nero erano la dacia di Stalin,
mimetizzata tra gli alberi vicino a Sochi e il gigantesco palazzo
bianco di Livadia dove passava l’estate la famiglia del ultimo zar
, Nicola II e dove si è svolta la Conferenza di Yalta nel 1945.
Costruito nel 1911 in stile Rinascimento Italiano, il palazzo è
pieno di reminiscenze fiorentine. Qui ai crocieristi viene anche
offerta (il costo della escursione di 4 ore supera $100) una
tazza di tè e un dolce locale uguale al maritozzo vetrallese
accompagnato da musica e balli locali .
Cominciamo a contare le ville di campagna
dei cardinali ed i castelli nobiliari che esistono nella Tuscia
mettendo Villa Lante, Castello Ruspoli a Vignanello e Palazzo
Farnese di Caprarola in testa , è abbiamo una lista
lunghissima. Con le loro bellezze, opere d’arte, storia ed i
loro giardini magnifici sarebbero mete perfette .
Un’altra visita ambita era quelle alle
“catacombe” di Odessa, una città con viali alberati e
architettura di gusto italiano, visto che più di 50 palazzi sono
stati progettati dall’ architetto sardo Francesco Boffo.
Visitando la città vengono in mente le antiche mura in macco di
Tarquinia, una pietra della stesso colore dei palazzi di Odessa
costruiti circa 200 anni fa con una pietra chiara (limestone)
estratta da chilometri di gallerie e cave sotterranee . La stessa
situazione esiste a Vetralla con i cunicoli e le grotte che fanno
del sottosuolo una groviera. Solo poche settimane fa è venuta
alla luce una splendida galleria che faceva parte del castello
dei Di Vico distrutto dai bombardamenti del 1944. Ai primi
studiosi che l’hanno visitato è sembrata una cantina-magazzino e
si pensa che insieme all‘annesso giardino pensile potrebbe
diventare un punto d’ interesse turistico per la città.
A Sebastopoli un’altra escursione sotterranea portava i turisti
( inclusi alcuni militari in pensione) nella base segreta dei
sottomarini della marina sovietica che fino a 1992 era sconosciuta
anche ai residenti della città. E’ nascosta vicina al villaggio
di Balaclava dove si è svolta l’ultima carica a cavallo nella
guerra di Crimea del 1856.
Per i viaggiatori che arrivano a
Civitavecchia quanti siti inesplorati da visitare….alcuni dei
quali sotterranei. Se si comincia con le tombe etrusche di
Tarquinia e Cerveteri ( come Nessbur in Bulgaria, siti protetti
dal’ Unesco) si va poi a visitare la città romana di Vulci, molto
simile al sito archeologico di Chersonesus vicino a Sebastopoli.
Presso la città di Sochi ci sono le terme
di Matsesta (“Acqua di fuoco”) dove Stalin faceva le cure per i
suoi dolori reumatici, mentre il viaggiatore che sbarca a
Civitavecchia può passare la giornata in una delle tante terme
con acque sulfuree, dove i VIP da sempre hanno potuto godere dei
benefici per la salute. Dopo aver schivato dozzine di mucche che
camminavano liberamente nella strada di Batumi in Georgia,
abbiamo visitato la fortezza Gonio Apsarosi (1-3° secolo dC)
che con le sue mura merlate sembra una miniatura di Viterbo,Vitorchiano
o Barbarano Romano.
La cultura e anche la geografia delle due zone sono molto
simili; le colline, il cibo, il vino.
Mi ha molto sorpresa la somiglianza fra
la cittadina più antica della Bulgaria, Nessbur, e la penisola
dell’ Argentario con le strisce di terra che la collegano alla
terraferma.
In Turchia ci sono certi siti rupestri
con tombe simili a quelle che troviamo a Castel d’Asso, Sovana
e Norchia . Dagli ultimi studi sulle popolazioni, sembra che le
due aree abbiano anche un legame genetico.
Per tutti i crocieristi che fanno
shore excursion nei vari porti, i momenti che ricorderanno per
sempre sono quelli dove oltre a vedere, possono partecipare alla
vita locale, mischiandosi con le persone del luogo. Invece di
guardare dal finestrino di un pullman vogliono passeggiare nei
mercati e bazar , comprando oggetti di artigianato ed assaporando
i cibi del posto.
Alcuni hanno potuto fare l’esperienza di
preparare e mangiare i piatti locali con un cuoco bulgaro, altri
hanno passato una serata ascoltando “La Tosca” all’Opera di
Odessa, e tutti sono rimasti incantati al concerto del gruppo
folk della Black Sea Ensemble .
Nella Tuscia esistono, tutti insieme, le
bellezze e le potenzialità per un forte sviluppo turistico ma se
non si passa da subito dalle parole ai fatti, si rischia di “
…perdere la Trebisonda”.
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